Copenhagen 2019: sempre più “trendy” il vino bio in Danimarca

Successo per l’evento organizzato da Organic Value a Copenaghen dove trova conferma la grande passione per i vini biologici in Danimarca, Paese in cui dal prossimo anno il bio diventa obbligatorio


Biologico e Danimarca: un binomio e un amore diventato realtà, concretezza e valore. Che la strada del biologico in terra danese sia quella giusta lo avevamo già intuito lo scorso anno con la prima edizione dell’Organic Value Tour a Copenaghen, ma quest’anno ne abbiamo avuto una forte e chiara conferma.

Si è svolto venerdì 15 novembre l’appuntamento con questo importante evento b2b e b2c che ha coinvolto 31 produttori italiani di vino e olio biologico aderenti al progetto Organic Value. La giornata, svoltasi presso la Scuola di Cucina Hotel-og Restaurantskolen di Copenaghen, tra le più rinomate del Paese nordico, ha visto circa 200 operatori del settore tra importatori, ristoratori, sommelier e media incontrare i produttori italiani nel nome del biologico e altrettanti 200 wine lovers ed appassionati, alcuni dei quali la sera prima hanno partecipato anche alla cena Social Dinner a base di prodotti bio.

La giornata è stata aperta da un interessante speech dell’ambasciatore italiano Luigi Ferrari: “Sono molto contento di questa iniziativa che io credo sia al tempo stesso coraggiosa e opportuna” ha esordito così l’ambasciatore. “Coraggiosa perché mi ha molto colpito il termine “Value”, perché credo che il valore stia nel saper combinare il rispetto dell’ambiente e della natura con la qualità. Questa è la sfida e che dà valore a questa iniziativa. Credo inoltre che la Danimarca sia un Paese in cui determinati obiettivi e strategie siano capiti meglio che altrove, perché la sensibilità rispetto a tematiche ambientali è molto alta, diffusa e concreta” ha concluso.

Perché sia oggi sensato e frutto di una progettualità di lunghe vedute investire sulla Danimarca ce lo ha spiegato Luca Cavinato, project leader della Camera di Commercio italiana in Danimarca. “La Danimarca è un Paese piccolo con 5 milioni e 700 mila abitanti, ciò nonostante rappresenta un mercato strategico per l’Italia. Per la sua posizione geografica e reti commerciali presenti è un ponte per la Scandinavia, infatti circa il 15% del vino importato in Danimarca viene poi esportato nei Paesi scandinavi (Svezia e Norvegia in primis). Infine è l’unico Paese del Nord Europa a non avere il Monopolio” ha spiegato Luca Cavinato. Per quanto riguarda i prodotti agroalimentari, la Danimarca è un Paese atipico – ha raccontato Cavinato – pur avendo una cucina basata su prodotti nordici, ha saputo evolversi in modo interessante negli ultimi anni, portando diversi ristoranti danesi ad essere tra i migliori e più premiati al mondo. Il livello gastronomico è in generale più alto della media di quest’area e fa sì che Copenaghen sia considerata la capitale gourmet del Nord Europa. Sul filone del vino biologico, non ci sono dubbi circa l’interesse e il coinvolgimento dei danesi. C’è una grande attenzione anche nella vita di tutti i giorni verso un’alimentazione consapevole e salutista. Per questo il biologico è diventato legge ed entro il 2020 tutti i produttori si dovranno conformare a questa normativa in Danimarca.

E il Bel Paese come se la cava? “La presenza italiana è capillare, il vino italiano si trova in qualsiasi ristorante o catena di supermercati. L’Italia è Paese leader dal 2009 per volume e fatturato con un 21%. Doppiamo quasi il secondo Paese, il Cile (14%) e a seguire la Spagna. I dari che abbiamo che mostrano una finestra dal 2013 al 2017 ci parlano di un turnover che cresce in modo continuo, con una fetta importante occupata dai vini biologici, nel cui segmento la Toscana è la regione leader”.

In Danimarca dove sono presenti 1700 importatori attivi, il numero più alto al mondo in un solo Paese, e dove il mercato è libero e la licenza è agevole da acquisire, oltre l’80% vino è venduto in GDO. Come farsi notare dall’importatore giusto? Secondo quelli presenti all’evento occasioni come queste specializzate sui prodotti biologici sono preziose. Secondo Peter Bjerregaard “questi eventi sono molto utili e ben organizzati, ci sono molti vini che io non conoscevo, anche piccoli produttori che hanno avuto l’opportunità di farsi conoscere. Spero che continuiate a lavorare in questa direzione perché credo che sia la strada giusta”. L’importatore Torsten Freund ci ha raccontato come vadano per la maggiore vini come “Barolo, Amarone e Brunello, ma mi sto aprendo ad acquistare anche vini più particolari, anche da regioni meno conosciute. E se dovessi dare un consiglio ai produttori italiani: Keep it simple, keep it true!”.

Danilo Rustaggia, maitre della catena di ristoranti del gruppo Mash, ci ha raccontato come “a Copenaghen si sta aprendo sempre di più il mercato del vino italiano e del biologico. Abbiamo diversi ristoranti italiani bio di nuova apertura dove c’è una selezione limitata di vini, ma di grande qualità. I viticoltori ed enologi italiani stanno facendo un bel lavoro per definire un prodotto di qualità, prima ancora di farlo conoscere. Stanno investendo bene. Sono contento per il vino italiano”. E siamo contenti anche noi, perché lasciamo Copenaghen con una conferma in più: che questo è un mercato pronto e sta aspettando a braccia aperte il vino bio (e non solo) italiano!


I protagonisti

  • Campania: Torre Del Pagus, Fattoria Pagano
  • Calabria: Poderi Marini
  • Friuli Venezia Giulia: Sturm, Colmello Di Grotta, Ronco Margherita, Tenuta Stella
  • Lombardia: Villa Franciacorta, Tosca
  • Marche: Tenuta Mattei, Velenosi
  • Piemonte: Cantina Francesca Castaldi, Le More Bianche, Cascina Melognis, Camparo
    Cantamessa, La Chimera
  • Veneto: Ardenghi, Masot, Del Rebene, Anna Spinato
  • Lazio: Gaffino
  • Puglia: Podere 29
  • Toscana: Tenuta Casteani, Fattoria Di Corsignano, La Guardiola, San Fabiano In Calcinaia
  • Sicilia: Cantine Settesoli, Caruso E Minini, Palmeri
  • Umbria: Berioli

Il mercato danese

Leggi la presentazione dell’evento con una scheda di sintesi sul mercato del vino in Danimarca

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Copenhagen 2019: sempre più “trendy” il vino bio in Danimarca

Successo per l’evento organizzato da Organic Value a Copenaghen dove trova conferma la grande passione per i vini biologici in Danimarca, Paese in cui dal prossimo anno il bio diventa obbligatorio


Biologico e Danimarca: un binomio e un amore diventato realtà, concretezza e valore. Che la strada del biologico in terra danese sia quella giusta lo avevamo già intuito lo scorso anno con la prima edizione dell’Organic Value Tour a Copenaghen, ma quest’anno ne abbiamo avuto una forte e chiara conferma.

Si è svolto venerdì 15 novembre l’appuntamento con questo importante evento b2b e b2c che ha coinvolto 31 produttori italiani di vino e olio biologico aderenti al progetto Organic Value. La giornata, svoltasi presso la Scuola di Cucina Hotel-og Restaurantskolen di Copenaghen, tra le più rinomate del Paese nordico, ha visto circa 200 operatori del settore tra importatori, ristoratori, sommelier e media incontrare i produttori italiani nel nome del biologico e altrettanti 200 wine lovers ed appassionati, alcuni dei quali la sera prima hanno partecipato anche alla cena Social Dinner a base di prodotti bio.

La giornata è stata aperta da un interessante speech dell’ambasciatore italiano Luigi Ferrari: “Sono molto contento di questa iniziativa che io credo sia al tempo stesso coraggiosa e opportuna” ha esordito così l’ambasciatore. “Coraggiosa perché mi ha molto colpito il termine “Value”, perché credo che il valore stia nel saper combinare il rispetto dell’ambiente e della natura con la qualità. Questa è la sfida e che dà valore a questa iniziativa. Credo inoltre che la Danimarca sia un Paese in cui determinati obiettivi e strategie siano capiti meglio che altrove, perché la sensibilità rispetto a tematiche ambientali è molto alta, diffusa e concreta” ha concluso.

Perché sia oggi sensato e frutto di una progettualità di lunghe vedute investire sulla Danimarca ce lo ha spiegato Luca Cavinato, project leader della Camera di Commercio italiana in Danimarca. “La Danimarca è un Paese piccolo con 5 milioni e 700 mila abitanti, ciò nonostante rappresenta un mercato strategico per l’Italia. Per la sua posizione geografica e reti commerciali presenti è un ponte per la Scandinavia, infatti circa il 15% del vino importato in Danimarca viene poi esportato nei Paesi scandinavi (Svezia e Norvegia in primis). Infine è l’unico Paese del Nord Europa a non avere il Monopolio” ha spiegato Luca Cavinato. Per quanto riguarda i prodotti agroalimentari, la Danimarca è un Paese atipico – ha raccontato Cavinato – pur avendo una cucina basata su prodotti nordici, ha saputo evolversi in modo interessante negli ultimi anni, portando diversi ristoranti danesi ad essere tra i migliori e più premiati al mondo. Il livello gastronomico è in generale più alto della media di quest’area e fa sì che Copenaghen sia considerata la capitale gourmet del Nord Europa. Sul filone del vino biologico, non ci sono dubbi circa l’interesse e il coinvolgimento dei danesi. C’è una grande attenzione anche nella vita di tutti i giorni verso un’alimentazione consapevole e salutista. Per questo il biologico è diventato legge ed entro il 2020 tutti i produttori si dovranno conformare a questa normativa in Danimarca.

E il Bel Paese come se la cava? “La presenza italiana è capillare, il vino italiano si trova in qualsiasi ristorante o catena di supermercati. L’Italia è Paese leader dal 2009 per volume e fatturato con un 21%. Doppiamo quasi il secondo Paese, il Cile (14%) e a seguire la Spagna. I dari che abbiamo che mostrano una finestra dal 2013 al 2017 ci parlano di un turnover che cresce in modo continuo, con una fetta importante occupata dai vini biologici, nel cui segmento la Toscana è la regione leader”.

In Danimarca dove sono presenti 1700 importatori attivi, il numero più alto al mondo in un solo Paese, e dove il mercato è libero e la licenza è agevole da acquisire, oltre l’80% vino è venduto in GDO. Come farsi notare dall’importatore giusto? Secondo quelli presenti all’evento occasioni come queste specializzate sui prodotti biologici sono preziose. Secondo Peter Bjerregaard “questi eventi sono molto utili e ben organizzati, ci sono molti vini che io non conoscevo, anche piccoli produttori che hanno avuto l’opportunità di farsi conoscere. Spero che continuiate a lavorare in questa direzione perché credo che sia la strada giusta”. L’importatore Torsten Freund ci ha raccontato come vadano per la maggiore vini come “Barolo, Amarone e Brunello, ma mi sto aprendo ad acquistare anche vini più particolari, anche da regioni meno conosciute. E se dovessi dare un consiglio ai produttori italiani: Keep it simple, keep it true!”.

Danilo Rustaggia, maitre della catena di ristoranti del gruppo Mash, ci ha raccontato come “a Copenaghen si sta aprendo sempre di più il mercato del vino italiano e del biologico. Abbiamo diversi ristoranti italiani bio di nuova apertura dove c’è una selezione limitata di vini, ma di grande qualità. I viticoltori ed enologi italiani stanno facendo un bel lavoro per definire un prodotto di qualità, prima ancora di farlo conoscere. Stanno investendo bene. Sono contento per il vino italiano”. E siamo contenti anche noi, perché lasciamo Copenaghen con una conferma in più: che questo è un mercato pronto e sta aspettando a braccia aperte il vino bio (e non solo) italiano!


I protagonisti

  • Campania: Torre Del Pagus, Fattoria Pagano
  • Calabria: Poderi Marini
  • Friuli Venezia Giulia: Sturm, Colmello Di Grotta, Ronco Margherita, Tenuta Stella
  • Lombardia: Villa Franciacorta, Tosca
  • Marche: Tenuta Mattei, Velenosi
  • Piemonte: Cantina Francesca Castaldi, Le More Bianche, Cascina Melognis, Camparo
    Cantamessa, La Chimera
  • Veneto: Ardenghi, Masot, Del Rebene, Anna Spinato
  • Lazio: Gaffino
  • Puglia: Podere 29
  • Toscana: Tenuta Casteani, Fattoria Di Corsignano, La Guardiola, San Fabiano In Calcinaia
  • Sicilia: Cantine Settesoli, Caruso E Minini, Palmeri
  • Umbria: Berioli

Il mercato danese

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