È il vino bio a trainare il mercato dei vini sostenibili nel mondo

La sostenibilità è un concetto sempre più importante nella percezione del trade e dei consumatori di gran parte del mondo, ma sono i vini biologici certificati quelli a dare maggiori sicurezze su questo fronte. Il nostro impegno nel progetto Organic Value per la valorizzazione e l’internazionalizzazione delle imprese del vino biologiche italiane


Si fa presto a dire sostenibile ma poi alla fine il rischio è che questo concetto, oggi spesso abusato, si trasformi in qualcosa di sterile, di astratto. Un po’ come è capitato al termini “qualità” che una volta, molti anni fa per la verità, aveva un senso ben preciso oggi rappresenta una parola quasi priva di significato.

Per questa ragione non ci siamo meravigliati leggendo l’indagine di Wine Intelligence sui cosiddetti S.O.L.A., l’acronimo di Sustainable, Organic, Lower-Alcohol, Alternative Wines. I bravi ricercatori inglesi hanno ideato un indice capace di monitorare le percezioni nei confronti di vini S.O.L.A. in 11 mercati molto importanti anche per questa tipologia di vini: Usa, Regno Unito, Svezia, Nuova Zelanda, Giappone, Germania, Canada, Finlandia, Australia, Irlanda e Portogallo. Parliamo di un panel di 12.000 consumatori di vino rappresentativi di un aggregato complessivo di ben 220 milioni di consumatori.

I risultati di questa prima indagine sono decisamente interessanti e ci forniscono importanti indicazioni. La prima che è il vino biologico a trainare il mercato dei vini sostenibili nel mondo. E non si tratta di un aspetto di poco conto. Tutt’oggi, infatti, dibattiamo spesso sul ruolo della certificazione dei vini biologici, talvolta anche con la puzza sotto il naso quasi nel dire che si tratta ormai di un elemento “datato”, “vecchio” che non riveste più l’importanza del passato.

Ma l’analisi di Wine Intelligence, invece, ci riporta alla realtà e ci fa capire come i consumatori nei principali mercati mondiali vedono nel vino biologico la prima certezza sul fronte del tema, spesso astratto e generico, del cosiddetto vino sostenibile.

Il vino biologico, secondo quanto riportato da Wine Intelligence, rappresenta, infatti, la tipologia di vino alternativo più riconosciuto sia dagli operatori che dai consumatori e questo grazie ai sistemi di certificazione esterni e alla maggiore conoscenza del biologico sul fronte degli alimenti e delle bevande e di categorie merceologiche come il caffè e la cioccolata.

Wine Intelligence, inoltre, ha constatato una maggiore comprensione dei principi del biologico nonostante oggi esistano ben 300 organismi di certificazione per il vino bio e diverse normative all’interno dei mercati.

Sono, in particolare, Finlandia, Svezia e Germania a spingere il sistema distributivo alla vendita sempre maggiore di vini biologici. Quest’ultimo aspetto testimonia ulteriormente la bontà del progetto Organic Value, al quale Wine Meridian sta dando un importante contributo. Si tratta, infatti, lo ricordiamo, di un progetto nato per promuovere il vino biologico italiano sui mercati internazionali. È costituito sia da una intensa attività comunicativa (una guida ai vini bio italiani) ma anche da numerose iniziative internazionali al fine di avvicinare le imprese del vino bio del nostro Paese ad autorevoli buyer specializzati in questa tipologia di vini.

Abbiamo iniziato lo scorso anno con una prima tappa a Copenaghen in Danimarca, che avuto un ottimo successo (e che si ripeterà anche quest’anno, il prossimo 15 novembre). Ma le prime tre tappe di quest’anno saranno proprio i tre Paesi citati da Wine Intelligence come quelli traino della vendita di vini bio: la Svezia, con la tappa di Stoccolma il 20 maggio; la Finlandia con la tappa di Helsinki il 22 maggio; la Germania con la tappa di Berlino il 31 ottobre.

Saranno quattro occasioni straordinarie, a nostro parere, per le imprese del vino bio italiane non “solo” per incontrare buyer autorevoli per sviluppare il loro business in mercati strategici ma anche per esaltare i valori della vitivinicoltura biologica italiana che con i suoi 103.000 ettari di superficie ha raggiunto in vetta la Spagna. In termini, però, di percentuale di superficie bio sul totale, l’Italia con il suo 16% è nettamente al primo posto a livello mondiale, precedendo la Spagna (11%), la Francia (9%), la Germania (7%), la Moldavia (6%), la Nuova Zelanda (6%) e gli Usa (4%).

Un primato che necessita di essere ulteriormente comunicato e promosso e questo è uno degli obiettivi primari di Organic Value, insieme alla formazione di imprenditori e manager del vino bio italiani che devono essere sempre più pronti ad intercettare le opportunità del mercato.

In conclusione, sempre la ricerca di Wine Intelligence ha fatto emergere come al secondo posto, nella percezione dell’importanza dei vini sostenibili da parte dei 12.000 consumatori indagati, vi è proprio il “vino sostenibile”, seguito dal “Fairtrade wine” (marchio di certificazione etica), il “vino environmentally friendly”, “vino senza conservanti” e “vino senza solfiti”.

Le tipologie, apparentemente più popolari tra i cosiddetti vini sostenibili, naturali, come il “vino biodinamico” e gli “orange wine”, invece, hanno attualmente un indice di “opportunità” più basso secondo quanto si evince dalla ricerca di Wine Intelligence.

La ragione probabilmente di tale inferiore “fiducia” è legata ad una minore conoscenza di queste tipologie di vino, anche ad una perdurante “diffidenza” e sicuramente ancora una non chiara normativa sul fronte delle certificazioni.

Il tutto all’insegna del fatto che ciò che meglio si riesce a dimostrare, con trasparenza, risulta essere anche quello che dà maggiore fiducia ai consumatori.


Fonte: Fabio Piccoli per Wine Meridian
È il vino bio a trainare il mercato dei vini sostenibili nel mondo

La sostenibilità è un concetto sempre più importante nella percezione del trade e dei consumatori di gran parte del mondo, ma sono i vini biologici certificati quelli a dare maggiori sicurezze su questo fronte. Il nostro impegno nel progetto Organic Value per la valorizzazione e l’internazionalizzazione delle imprese del vino biologiche italiane


Si fa presto a dire sostenibile ma poi alla fine il rischio è che questo concetto, oggi spesso abusato, si trasformi in qualcosa di sterile, di astratto. Un po’ come è capitato al termini “qualità” che una volta, molti anni fa per la verità, aveva un senso ben preciso oggi rappresenta una parola quasi priva di significato.

Per questa ragione non ci siamo meravigliati leggendo l’indagine di Wine Intelligence sui cosiddetti S.O.L.A., l’acronimo di Sustainable, Organic, Lower-Alcohol, Alternative Wines. I bravi ricercatori inglesi hanno ideato un indice capace di monitorare le percezioni nei confronti di vini S.O.L.A. in 11 mercati molto importanti anche per questa tipologia di vini: Usa, Regno Unito, Svezia, Nuova Zelanda, Giappone, Germania, Canada, Finlandia, Australia, Irlanda e Portogallo. Parliamo di un panel di 12.000 consumatori di vino rappresentativi di un aggregato complessivo di ben 220 milioni di consumatori.

I risultati di questa prima indagine sono decisamente interessanti e ci forniscono importanti indicazioni. La prima che è il vino biologico a trainare il mercato dei vini sostenibili nel mondo. E non si tratta di un aspetto di poco conto. Tutt’oggi, infatti, dibattiamo spesso sul ruolo della certificazione dei vini biologici, talvolta anche con la puzza sotto il naso quasi nel dire che si tratta ormai di un elemento “datato”, “vecchio” che non riveste più l’importanza del passato.

Ma l’analisi di Wine Intelligence, invece, ci riporta alla realtà e ci fa capire come i consumatori nei principali mercati mondiali vedono nel vino biologico la prima certezza sul fronte del tema, spesso astratto e generico, del cosiddetto vino sostenibile.

Il vino biologico, secondo quanto riportato da Wine Intelligence, rappresenta, infatti, la tipologia di vino alternativo più riconosciuto sia dagli operatori che dai consumatori e questo grazie ai sistemi di certificazione esterni e alla maggiore conoscenza del biologico sul fronte degli alimenti e delle bevande e di categorie merceologiche come il caffè e la cioccolata.

Wine Intelligence, inoltre, ha constatato una maggiore comprensione dei principi del biologico nonostante oggi esistano ben 300 organismi di certificazione per il vino bio e diverse normative all’interno dei mercati.

Sono, in particolare, Finlandia, Svezia e Germania a spingere il sistema distributivo alla vendita sempre maggiore di vini biologici. Quest’ultimo aspetto testimonia ulteriormente la bontà del progetto Organic Value, al quale Wine Meridian sta dando un importante contributo. Si tratta, infatti, lo ricordiamo, di un progetto nato per promuovere il vino biologico italiano sui mercati internazionali. È costituito sia da una intensa attività comunicativa (una guida ai vini bio italiani) ma anche da numerose iniziative internazionali al fine di avvicinare le imprese del vino bio del nostro Paese ad autorevoli buyer specializzati in questa tipologia di vini.

Abbiamo iniziato lo scorso anno con una prima tappa a Copenaghen in Danimarca, che avuto un ottimo successo (e che si ripeterà anche quest’anno, il prossimo 15 novembre). Ma le prime tre tappe di quest’anno saranno proprio i tre Paesi citati da Wine Intelligence come quelli traino della vendita di vini bio: la Svezia, con la tappa di Stoccolma il 20 maggio; la Finlandia con la tappa di Helsinki il 22 maggio; la Germania con la tappa di Berlino il 31 ottobre.

Saranno quattro occasioni straordinarie, a nostro parere, per le imprese del vino bio italiane non “solo” per incontrare buyer autorevoli per sviluppare il loro business in mercati strategici ma anche per esaltare i valori della vitivinicoltura biologica italiana che con i suoi 103.000 ettari di superficie ha raggiunto in vetta la Spagna. In termini, però, di percentuale di superficie bio sul totale, l’Italia con il suo 16% è nettamente al primo posto a livello mondiale, precedendo la Spagna (11%), la Francia (9%), la Germania (7%), la Moldavia (6%), la Nuova Zelanda (6%) e gli Usa (4%).

Un primato che necessita di essere ulteriormente comunicato e promosso e questo è uno degli obiettivi primari di Organic Value, insieme alla formazione di imprenditori e manager del vino bio italiani che devono essere sempre più pronti ad intercettare le opportunità del mercato.

In conclusione, sempre la ricerca di Wine Intelligence ha fatto emergere come al secondo posto, nella percezione dell’importanza dei vini sostenibili da parte dei 12.000 consumatori indagati, vi è proprio il “vino sostenibile”, seguito dal “Fairtrade wine” (marchio di certificazione etica), il “vino environmentally friendly”, “vino senza conservanti” e “vino senza solfiti”.

Le tipologie, apparentemente più popolari tra i cosiddetti vini sostenibili, naturali, come il “vino biodinamico” e gli “orange wine”, invece, hanno attualmente un indice di “opportunità” più basso secondo quanto si evince dalla ricerca di Wine Intelligence.

La ragione probabilmente di tale inferiore “fiducia” è legata ad una minore conoscenza di queste tipologie di vino, anche ad una perdurante “diffidenza” e sicuramente ancora una non chiara normativa sul fronte delle certificazioni.

Il tutto all’insegna del fatto che ciò che meglio si riesce a dimostrare, con trasparenza, risulta essere anche quello che dà maggiore fiducia ai consumatori.


Fonte: Fabio Piccoli per Wine Meridian