Export: buone performance in Germania e Svezia

Il trend dell’organic wine è un tema scottante e non poteva mancare un’analisi durante questa edizione di Vinitaly.


Il vino biologico e l’Italia. Nel convegno dedicato all’internazionalizzazione e all’organic wine, il vino bio è una delle chiavi più promettenti per l’export, in quanto è in ascesa libera sui mercati.  Sono stati i numeri a dare la conferma di questa ascesa, secondo un’indagine di Nomisma-WineMonitor. Sul piano dell’internazionalizzazione, l’export  del vino biologico italiano privilegia i nostri vicini, in particolare la Germania e, andando più verso Nord, la Svezia, le quali sono rispettivamente il primo e il terzo Paese importatore di prodotti vinicoli italiani.

Per capire meglio le performance del vino bio, Silvia Zucconi di Wine Monitor ha fornito numeri che parlano chiaro: «Il biologico non è più un fenomeno di nicchia, ma sta crescendo. L’Italia è il secondo Paese al mondo per le superfici dedicata ai vitigni biologici dopo la Spagna, che corre in maniera vorticosa in termini di superfici. La leadership delle regioni con coltivazioni biologiche è della Sicilia grazie al clima favorevole. Nel mercato interno di vino biologico, 68 milioni di Euro ricoprono la quota di mercato, anche se è una cifra ancora limitata. Le performance più interessanti sono registrate nell’export: 137 milioni di Euro sono stati esportati nel 2015, di fatto 205 sono i milioni del vino bio. L’export del vino bio raggiunge, così,  il 67% della quota totale con una crescita del 38% rispetto al 2014. Merito di imprese giovani e brillanti che sanno stare sui mercati internazionali e incidere sulle vendite, rappresentando una quota di export del 2,6%, ovvero 5,3 miliardi di Euro».

Ma dove va il vino bio Made in Italy? «Soprattutto in Germania con circa il 38% – ha continuato la Zucconi – I motivi sono diversi. È un mercato di prossimità, più facile da approcciare, ma non solo, il biologico ha radici forti e c’è una quota importante di consumatori , circa 9 milioni, che sono bio wine user. Come secondo mercato, ci sono gli Stati Uniti con 21 milioni di Euro e un buon 21%. I Paesi europei, però, non demordono e al terzo e quarto posto troviamo Svizzera e Svezia». Si sa, la Germania è il primo mercato di riferimento per l’Italia, anche, e soprattutto, nell’export di vino bio. «Il mercato tedesco è saturo se si parla di vino in generale, ma ha grandi potenzialità, invece, se si parla di vino biologico. La Germania è un Paese sensibile a queste tematiche già da molto tempo, quindi c’è un consumo più consapevole di questa tipologia e per questo bisogna prestare attenzione al consumatore e alle sue esigenze».

Anche nei  territori della Scandinavia il vino biologico risulta essere un trend in costante crescita. «Dal 2006 al 2014 si è registrata una crescita annua del 100% e gli organic wines ricoprono una quota del 10,8% del mercato» ha commentato Luca Cavinato, Project Leader Camera di Commercio Italiana in Danimarca. La domanda sorge spontanea: a cosa è dovuta questa crescita dei vini biologici? «Il governo ha voluto promuovere maggiormente i vini bio” ha continuato Cavinato -. Nel 2013 è stato fissato l’obiettivo di raggiungere il 10% delle quote entro il 2020. Obiettivo che, in realtà, è stato raggiunto l’anno successivo. Il monopolio ha stimolato la vendita di vino biologico tramite il sistema dei tender dedicati solo vini biologici e numerose azioni di promozione, come finanziamenti o strategie di marketing che promuovessero l’importazione di vino biologico».

Come percepisce il vino biologico il consumatore svedese?« Il 74% è a conoscenza dell’esistenza dei vini biologici, mentre il 53% ha dichiarato di averlo assaggiato e il 57% di acquistarlo. Sono numeri molto più alti rispetto a quelli riportati per il mercato italiano. Il prezzo medio in Svezia per una bottiglia di vino biologico è di 9,60€: la differenza di prezzo con gli altri vini esiste anche se non è esagerata, ed esiste proprio perché è un Paese che punta sulla promozione di questo prodotto» ha concluso Cavinato.
I mercati internazionali si stanno aprendo a questo nuovo trend di consumo e l’Italia non si lascia sfuggire l’occasione di confermarsi uno dei Paesi più quotati.


Fonte: Wine Meridian, 13 aprile 2017
Export: buone performance in Germania e Svezia

Il trend dell’organic wine è un tema scottante e non poteva mancare un’analisi durante questa edizione di Vinitaly.


Il vino biologico e l’Italia. Nel convegno dedicato all’internazionalizzazione e all’organic wine, il vino bio è una delle chiavi più promettenti per l’export, in quanto è in ascesa libera sui mercati.  Sono stati i numeri a dare la conferma di questa ascesa, secondo un’indagine di Nomisma-WineMonitor. Sul piano dell’internazionalizzazione, l’export  del vino biologico italiano privilegia i nostri vicini, in particolare la Germania e, andando più verso Nord, la Svezia, le quali sono rispettivamente il primo e il terzo Paese importatore di prodotti vinicoli italiani.

Per capire meglio le performance del vino bio, Silvia Zucconi di Wine Monitor ha fornito numeri che parlano chiaro: «Il biologico non è più un fenomeno di nicchia, ma sta crescendo. L’Italia è il secondo Paese al mondo per le superfici dedicata ai vitigni biologici dopo la Spagna, che corre in maniera vorticosa in termini di superfici. La leadership delle regioni con coltivazioni biologiche è della Sicilia grazie al clima favorevole. Nel mercato interno di vino biologico, 68 milioni di Euro ricoprono la quota di mercato, anche se è una cifra ancora limitata. Le performance più interessanti sono registrate nell’export: 137 milioni di Euro sono stati esportati nel 2015, di fatto 205 sono i milioni del vino bio. L’export del vino bio raggiunge, così,  il 67% della quota totale con una crescita del 38% rispetto al 2014. Merito di imprese giovani e brillanti che sanno stare sui mercati internazionali e incidere sulle vendite, rappresentando una quota di export del 2,6%, ovvero 5,3 miliardi di Euro».

Ma dove va il vino bio Made in Italy? «Soprattutto in Germania con circa il 38% – ha continuato la Zucconi – I motivi sono diversi. È un mercato di prossimità, più facile da approcciare, ma non solo, il biologico ha radici forti e c’è una quota importante di consumatori , circa 9 milioni, che sono bio wine user. Come secondo mercato, ci sono gli Stati Uniti con 21 milioni di Euro e un buon 21%. I Paesi europei, però, non demordono e al terzo e quarto posto troviamo Svizzera e Svezia». Si sa, la Germania è il primo mercato di riferimento per l’Italia, anche, e soprattutto, nell’export di vino bio. «Il mercato tedesco è saturo se si parla di vino in generale, ma ha grandi potenzialità, invece, se si parla di vino biologico. La Germania è un Paese sensibile a queste tematiche già da molto tempo, quindi c’è un consumo più consapevole di questa tipologia e per questo bisogna prestare attenzione al consumatore e alle sue esigenze».

Anche nei  territori della Scandinavia il vino biologico risulta essere un trend in costante crescita. «Dal 2006 al 2014 si è registrata una crescita annua del 100% e gli organic wines ricoprono una quota del 10,8% del mercato» ha commentato Luca Cavinato, Project Leader Camera di Commercio Italiana in Danimarca. La domanda sorge spontanea: a cosa è dovuta questa crescita dei vini biologici? «Il governo ha voluto promuovere maggiormente i vini bio” ha continuato Cavinato -. Nel 2013 è stato fissato l’obiettivo di raggiungere il 10% delle quote entro il 2020. Obiettivo che, in realtà, è stato raggiunto l’anno successivo. Il monopolio ha stimolato la vendita di vino biologico tramite il sistema dei tender dedicati solo vini biologici e numerose azioni di promozione, come finanziamenti o strategie di marketing che promuovessero l’importazione di vino biologico».

Come percepisce il vino biologico il consumatore svedese?« Il 74% è a conoscenza dell’esistenza dei vini biologici, mentre il 53% ha dichiarato di averlo assaggiato e il 57% di acquistarlo. Sono numeri molto più alti rispetto a quelli riportati per il mercato italiano. Il prezzo medio in Svezia per una bottiglia di vino biologico è di 9,60€: la differenza di prezzo con gli altri vini esiste anche se non è esagerata, ed esiste proprio perché è un Paese che punta sulla promozione di questo prodotto» ha concluso Cavinato.
I mercati internazionali si stanno aprendo a questo nuovo trend di consumo e l’Italia non si lascia sfuggire l’occasione di confermarsi uno dei Paesi più quotati.


Fonte: Wine Meridian, 13 aprile 2017